La Guardia di finanza di San
Benedetto del Tronto ha sequestrato, in provincia di Ascoli
Piceno e Teramo, un impianto di trattamento di rottami e sette
fra furgoni e autocarri utilizzati per la loro raccolta, ponendo
fine un’attività organizzata per il traffico illecito di
rifiuti. Ottantuno le persone denunciate per violazioni al testo
unico ambientale.
Le indagini, avviate a luglio del 2010 dalle fiamme gialle e
coordinate dalla direzione distrettuale antimafia presso il
tribunale di Ancona, erano partite da una serie di informazioni,
apparse anche sugli organi di stampa locali, su furti di
materiali metallici commercialmente considerati “preziosi” –
in particolare rame, alluminio e acciaio – presso aziende e
privati della provincia di Ascoli, dove peraltro era stata
notata la circolazione di numerosi mezzi di trasporto privati,
utilizzati per lo più stranieri, dediti in proprio
all’attività di raccolta e trasporto di rottami metallici.
Gli accertamenti hanno consentito di individuare a
Monteprandone (Ascoli Piceno) una ditta autorizzata al recupero
dei rifiuti, punto di convergenza finale di una capillare
attività di raccolta portata avanti dagli indagati, che però
non erano autorizzati a svolgerla, mentre i tre responsabili
dell’impianto avevano di fatto gestito abusivamente un’ingente
quantità di rifiuti, ben 3.600 tonnellate, superando di oltre
il doppio il limite quantitativo annuo autorizzato.
Le contestazioni a loro carico hanno riguardato
complessivamente oltre 600 violazioni di carattere
amministrativo per la mancata emissione dei documenti di
trasporto; oltre 4 milioni l’entità delle sanzioni irrogate.
(ANSA).