C’è un luogo a Giulianova che si chiama Mensa San Francesco; voluta da Padre Serafino nel 1994, sta in Via Sanzio, nei pressi della Stazione Ferroviaria. E’ il luogo in cui, ogni giorno, 40 persone, tra cui anche donne e numerosi connazionali, vedono riconosciuto il loro sacrosanto diritto di godere di una pasto caldo e di poter ricevere un panino ed un frutto per la sera.

A d accoglierli, nell’indifferenza delle istituzioni preposte, ci sono oltre 30 volontari, tra cui anche una psicologa.

Ma la Mensa San Francesco, grazie alla insensibilità istituzionale dei nostri amministratori locali, la mensa dei “poveri”, è anche il luogo dei diritti negati. Quello di lavarsi, ad esempio.

Fino a qualche anno fa, infatti, per chi ne avesse avuto bisogno era possibile fare la doccia. Lavarsi, farsi la barba e cambiarsi è un diritto che non può essere negato a nessuno. E’ un fatto di dignità ancor prima che di igiene.

Oggi, purtroppo, i fondi messi a disposizione dalla Piccola Opera, che già da sola provvede al pagamento dell’affitto e delle pulizie dei locali, delle utenze e del cibo, non sono più sufficienti per assicurare questo importante servizio.

Eppure basterebbero 200 euro al mese per garantire la pulizia ed il funzionamento delle docce 2 volte a settimana. Più volte interpellata per un doveroso contributo finanziario, il 4 gennaio scorso l’Amministrazione Comunale ha pensato bene di rispondere con una donazione “spot” di dolciumi Natalizi. Non basta, occorre fare uno sforzo in più!

All’Assessorato ai Servizi Sociali della Provincia di  Teramo presieduto dal vicepresidente  Rasicci e al sindaco Mastromauro non si chiede di rinnovare il miracolo della “moltiplicazione dei pani e dei pesci” semmai di far saltar fuori  i 200 euro/mese tra i mille rivoli dei loro bilanci, magari rinunciando a qualche manifestazione meno importante, e di metterli a disposizione dei poveri della Mensa San Francesco.

Riccardo Mercante

Consigliere Provinciale

Gruppo Autonomo