GIULIANOVA – Un giallo nel giallo. Ieri mattina un quotidiano marchigiano ha diffuso la notizie, riprese poi anche da Rai 3 Marche, secondo la quale sarebbero state acquisite e quindi in parte rese note le risultanze della perizia effettuata sul computer di Simone Santoleri. La notizia è stata poi smentita ieri dalla stessa Procura anconetana secondo la quale non sarebbe arrivata alcuna perizia che avrebbe dovuto fornire il perito di parte, il dottor Russo, incaricato dal sostituto procuratore Laurino, titolare del fascicolo sulla morte della pittrice anconetana Renata Rapposelli e per la quale sono indagati l’ex marito Giuseppe ed il figlio Simone con un’accusa molto grave, omicidio aggravato in concorso con occultamento di cadavere. Tenuto conto che, al momento, non c’è alcuna risultanza ufficiale su come sia morta Renata, ritrovata in un anfratto sulle rive del fiume Chienti nei pressi di Tolentino, si comprende come si punti decisamente sui risultati delle varie perizie per cercare di arrivare alla soluzione del caso. Dal suo canto ieri lo steso avvocato Gianluca Carradori, che difende Giuseppe e Simone Santoleri, ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna notifica di deposito di perizie e, tra l’altro, per quella sui telefonini e sul computer si è avvalso della consulenza del perito di parte, Nicotera, dichiarando: <Siamo in attesa di conoscere le risultanze degli accertamenti ripetibili ed irripetibili disposti dalla Procura di Ancona che, dopo aver formulato un’ipotesi investigativa, ora deve fornire riscontri oggettivi. Simone è sereno anche se pure lui si è beccato una brutta influenza e mi ha ripetuto, sempre , per quanto riguarda il computer, che non ci sono elementi particolari utili agli indagini e che la maggior parte della sua “esposizione” allo stesso pc sarebbe derivato dal partecipare ad alcuni giochi>. Ma c’è chi ripete che Simone non avrebbe tutti i motivi per essere tranquillo.