GIULIANOVA – La nebbia che invase in parte il Fadini sembra aprirsi ad un raggio di sole, scaldata dalle parole del tecnico giallorosso Michele Gelsi, finalmente messo in gradi di poter tornare a parlare.

Mister, lei domenica ai tifosi che contestavano ha dichiarato: <Abbiamo dodici partite ed abbiamola possibilità di salvarci> Lei conferma questa dichiarazione anche adesso? <Senz’altro e lo dico non per creare un alone di entusiasmo, lo dico perchè ne sono convinto, magari all’ultima giornata o addirittura ai play out? Ma lei ritiene che il parco giocatori a sua disposizione ce la possa fare, anche se non le è stato fornito l’attaccante te che tutti dia spettavano? <Ribadisco che avevo richiesto alla società un portiere ed una punta di un certo spessore. Sono stato accontentato in parte e l’attaccante da molti soldi non è arrivato, alcuni non sono venuti venire ed altri hanno detto di no per altri motivi. Ma io posso andare avanti con le punte che ho a disposizione, possiamo salvarci anche con i Rufo, i Di Stefano e gli Alessandroni>. Qualche scelta tecnica poteva non essere condivisa. Ad esempio Sborgia del tutto inutilizzato od anche Straccia che spesso parte dalla panchina.. <Qui voglio dire con chiarezza una cosa. Io scelgo i giocatori da mandare in campo in base a quello che vedo negli allenamenti nella settimana, per cui sarei felice se anche i giornalisti avessero la possibilità di seguire almeno la partitella del giovedì? > Basta questi, non ci è sembrato di vedere in campo sempre la squadra migliore <Io con i calciatori che non schiero ci parlo sempre, anche con Sborgia ho parlato spesso, mi piace dialogare con loro>. Domenica la prestazione è stata del tutto negativa…<Beh quel rigore a freddo, peraltro inesistente, ci ha tagliato le gambe. E’ vero la squadra non ha reagito e si ha fatta prendere dallo scoraggiamento o dal nervosismo e questo non deve accadere più>. Arriva la Folgore Veregra, e già da qui non si può più sbagliare.< Daremo il massimo e chiedo la collaborazione dei tifosi. Li capisco ma ci devono dare ugualmente una mano>.